Morto per salvare le tartarughe – Jairo Vive

Esattamente quattro anni fa veniva assassinato Jairo Mora Sandoval.

Jairo era nato il 22 marzo del 1987 a Limón, in Costa Rica, da padre nicaraguense e madre costaricana. Sin dalla più tenera età si era distinto per il suo lavoro di volontario.

Lavorava come assistente ricercatore per il Paradero Eco-Tour, un gruppo di salvataggio di animali sponsorizzato dallo stato, ed era regolarmente impegnato con l’associazione ambientalista locale WIDECAST (Wider Caribbean Sea Turtle Conservation Network).

Jairo coltivava una vera e propria passione per le tartarughe liuto (Dermochelys coriacea). Le tartarughe liuto sono tartarughe marine di grosse dimensioni, e come le altre tartarughe sono importanti predatori con un ruolo regolatore nell’eco-sistema marino; benché la legge costaricana le protegga, sono classificate a rischio di estinzione sulla lista rossa dell’IUCN.

Il Costa Rica, infatti, ha generalmente una buona reputazione per la protezione della natura, essendo anche il paese con la più alta percentuale di biodiversità al mondo. Tuttavia, malgrado le leggi, il bracconaggio è estremamente diffuso, e, seppure non sia un fenomeno nuovo, è anche malauguratamente in crescita: i locali rubano le uova delle tartarughe per rivenderle al mercato nero, e il commercio illegale delle uova di tartaruga è strettamente correlato con quello di droga e con il crimine organizzato. La loro consumazione è alimentata dal credo popolare che ritiene le uova di questi animali ricche di proprietà afrodisiache. Diversi ambientalisti nella zona di Limón sono stati minacciati per la loro attività in difesa delle tartarughe.

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For illustration only. Source: 4-convicted-jairo-mora-murder-trial

Il gruppo WIDECAST nel 2011 arrivò a proteggere il 3% dei nidi di tartarughe liuto del Costa Rica, nel 2012 addirittura il 30%. Come tutti le attività di protezione della natura che ostacolano attività illegali, il grande successo dell’organizzazione non passò inosservato, e cominciò ad attirare le ire dei bracconieri.

Prima della morte di Jairo nel 2013, infatti, la WIDECAST fu oggetto di minacce da parte dei bracconieri di uova di tartaruga. Nel 2012, a Jairo venne intimato, sotto la minaccia delle armi, di “alzare i tacchi e andarsene”. Durante la stagione della nidificazione, sempre nel 2012, gli ambientalisti furono oggetto di minacce continue: Jairo e Vanessa Lizano, a capo del Paradero Eco-Tour, vennero seguiti da motociclisti armati di AK47. Dopo una minaccia che coinvolse anche la sua famiglia, la Lizano si trasferì da Limón a San José. Sempre nel 2012, un gruppo di sei uomini armati di fucili d’assalto e pistole entrò in una zona protetta per la nidificazione gestita dalla WIDECAST, attaccò fisicamente i volontari legandoli e imbavagliandoli, distruggendo o rubando un totale di 1520 uova di tartaruga. Come confermò la WIDECAST, l’attacco era inteso come un atto intimidatorio. Dopo l’incidente, la polizia cominciò ad accompagnare i volontari nei loro pattugliamenti notturni sulle spiagge. Stando alla polizia, 21 persone vennero arrestate nel 2012 su accuse collegate al bracconaggio di tartarughe.

Tuttavia, ad inizio 2013 la polizia cominciò ad accompagnare sempre meno le attività degli ambientalisti. Le guardie restavano in servizio per quattro giorni la settimana, ma avevano smesso di scortare personalmente gli attivisti. “Jairo mi disse che aveva paura”, ricorda una volontaria. “Ed era una cosa difficile da credere, perché Jairo non aveva mai paura”. Il 23 aprile del 2013 Jairo scrisse un post nel quale faceva richiesta su Facebook alla polizia per un ulteriore aiuto: “mandate messaggi alla polizia così possono venire alla Moín Beach”, scrisse. “Ditegli di non avere paura, ma di venire armati… abbiamo bisogno di aiuto e in fretta”. Cinque giorni dopo disse al quotidiano La Nación che gli ambientalisti erano soggetti a minacce per via della mafia che stava cercando di saccheggiare i nidi per rubare le uova. Stando agli amici di Jairo, egli riceveva costanti minacce di morte.

Il 5 maggio i giornalisti de La Nación accompagnarono Jairo Mora Sandoval e Lizano in una tipica nottata di pattugliamento. Jairo disse di sentirsi solo e non protetto nella sua battaglia per salvare le tartarughe; negò il supporto della polizia dicendo “se un poliziotto o una guardia vi dice che ci sta aiutando, sta mentendo”. La Nación confermò che non vi erano poliziotti o guardie a controllare la spiaggia quella notte. Quando venne chiesto a Jairo se avesse paura rispose “Sì, è allarmante, il peggio può accadere in qualunque momento”. Il giorno successivo i bracconieri rubarono un enorme numero di nidi, e la polizia cominciò a controllare la spiaggia più scrupolosamente.

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Jairo mentre lavora sulla spiaggia in Costa Rica per aiutare la tartarughe liuto. For illustration only. Source: who-killed-costa-ricas-turtle-advocate

La sera del 30 maggio 2013, Jairo si trovava a Moín Beach, provincia di Limón, con tre volontarie statunitensi e una spagnola. Poco prima di mezzanotte, verso le 23:30, scese dalla jeep per spostare un tronco d’albero che ostruiva il passaggio del veicolo, e cinque uomini incappucciati e armati tesero un imboscata. Gli uomini guidarono l’auto con Jairo e le volontarie sino ad una casa abbandonata, legarono le donne e le derubarono dei loro telefoni, soldi e altri oggetti di valore. In seguito si allontarono con il veicolo con a bordo Jairo. Nel frattempo le volontarie riuscirono a liberarsi, scappare e andare alla polizia.
Cinque poliziotti erano di pattuglia quella notte, benché, come disse Erick Calderón, capo della polizia di Limón “l’obiettivo dei pattugliamenti della polizia era di incrementare il numero di occhi e orecchie sulla spiaggia, non di proteggere i volontari; la spiaggia è una grande area di 18 km, è completamente buia la notte, e non vi è modo di controllarne ogni parte in ogni momento”.

Il corpo di Jairo venne ritrovato la mattina seguente, il 31 maggio 2013, sulla spiaggia. Aveva le mani legate dietro la schiena ed era stato picchiato. Nei primi erronei rapporti si scrisse che gli avevano sparato. L’autopsia stabilì invece che la causa fu asfissia per un colpo ricevuto sul retro della testa da un oggetto probabilmente trovato sulla spiaggia. Sandoval aveva 26 anni al momento della morte.

La sua morte scatenò un’ondata internazionale di reazioni. La sua associazione sulla scia del tragico evento cancellò i pattugliamenti in Costa Rica. Le Nazioni Unite emessero una dichiarazione di ricompensa per chiunque desse informazioni utili all’arresto dei sicari. In Costa Rica la sua morte portò a continui appelli al governo per cambiare le leggi sulla protezione dell’ambiente, e il 4 giugno venne organizzato un incontro tra i membri del governo e gli ambientalisti per delle modifiche di legge. Un piano proposto dagli ambientalisti e appoggiato dal Ministro dell’Ambiente René Castro proponeva una nuova area protetta e concedeva ai rangers maggiore autorità e potere per arrestare i bracconieri, oltre ad ulteriori cambiamenti.

Nel marzo del 2016 si è concluso il processo relativo al caso di Jairo Mora Sandoval, con la condanna di Héctor Cash, Ernesto Centeno, José Bryan Quesada e Donald Salmón, con condanne pesanti tra i 74 e i 90 anni di prigione per l’omicidio di Jairo Mora Sandoval e gli abusi sessuali su una delle volontarie che era con Jairo quella sera. Ognuno degli imputati dovrà scontare 50 anni di prigione, il massimo previsto dalla legge del Costa Rica.

Sea Shepherd ha dedicato una delle sue navi all’ambientalista costaricano, la MY Jairo Mora Sandoval, e le campagne di protezione delle tartarughe marine di Sea Shepherd portano adesso il suo nome.

Jairo Vive.

Jairo Vive
Attivisti in Costa Rica ricordano Jairo Mora Sandoval. For illustration only. Source: https://twitter.com/langileentzat

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