Top-10 Greatest NHL Teams – La mia selezione

I tifosi di hockey di tutto il mondo si sono espressi, il ballottaggio online ha parlato, e sono stati eletti i migliori team dei primi 100 anni di storia della NHL. La lega è stata istituita ufficialmente il 26 novembre 1917, sostituendo la precedente National Hockey Association (NHA) e compirà quest’anno 100 anni. Bisogna considerare che, tuttavia, il voto è quello dei tifosi, non necessariamente degli esperti e sicuramente influenzati dalle preferenze personali (ma questo vale anche per me). Bisogna considerare, inoltre, che sono state ammesse al ballottaggio solo le franchigie che hanno effettivamente alzato al cielo la Stanley Cup alla fine dell’anno, e questo è un secondo bias. D’altra parte, se si sta discutendo dei migliori team, forse è giusto così. Se un team non è arrivato fino in fondo, probabilmente, non può essere annoverato fra i migliori. Io stesso ho partecipato al voto dicendo la mia, e devo dire che è stato divertente dibattere con altri appassionati su quali sono state le migliori squadre in questi 100 anni di storia della massima lega nordamericana di hockey su ghiaccio. Alla fine hanno vinto gli Edmonton Oilers del 1984-85, quelli allenati da Glen Sather, gli Oilers della dinastia, quelli di Wayne Gretzky, Mark Messier, Grant Fuhr, Jari Kurri, Paul Coffey, Glenn Anderson. Bisogna dirlo, se si è appassionati di hockey su ghiaccio come lo sono io, se si conosce la storia dell’hockey su ghiaccio degli ultimi quattro decenni, sono nomi che solamente a pronunciarli vengono i brividi. Wayne Gretzky è generalmente considerato il più grande giocatore di tutti i tempi, The Great One, l’uomo a cui vengono dedicate pure le statue ad Edmonton. Messier, un giocatore alle volte sconsiderato, provocatore e dedito al gioco sporco, fino a poco tempo fa secondo miglior marcatore di tutti i tempi dietro lo stesso Gretzky, era un leader incontrastato in tutte le squadre nelle quali ha giocato (solo con gli Oilers e Gretzky non vestiva la “C” di capitano). Jari Kurri, Glenn Anderson, Paul Coffey, Grant Fuhr, tutti e quattro talenti puri. Sembra abbastanza evidente che abbiano vinto loro: mettete assieme tutte le Stanley Cup che hanno alzato solamente i sei giocatori menzionati sopra e otterrete ben 30 coppe: Wayne Gretzky ne ha vinte 4, Mark Messier 6, Jari Kurri 5, Paul Coffey 4, Grant Fuhr 5, Glenn Anderson 6. E se si aggiungono anche quelle dell’allenatore Sather si arriva a 34. Si può anche lasciare stare un attimo gli Oilers del 1984-85. Si può anche evitare di menzionare l’infinita serie di premi individuali vinti dai singoli giocatori. Hanno vinto loro, lo abbiamo capito. Gli Oilers erano una dinastia. Tuttavia, l’impressione che ho avuto in questo ballottaggio è che anche questa volta, come qualche mese fa quando sono stati eletti i 100 migliori giocatori dei 100 anni della NHL, il voto sia stato comunque influenzato dai tifosi nordamericani elogianti particolarmente Wayne Gretzky e Mario Lemieux, e le loro rispettive squadre, come si può vedere anche dalla top-10 definitiva. Ci può anche stare, dopotutto si trattava di un ballottaggio dove dovevano esprimersi i fan, no? Però dire la mia sulla classifica finale dei primi dieci posti mi sembrava legittimo. Anche perché la mia top-10 non è quella degli altri tifosi, e mi sembra giusto esprimermi riportando però per correttezza (e per paragone), anche la classifica finale:

  1. Edmonton Oilers 1984-85
  2. Pittsburgh Penguins 1991-92
  3. Montréal Canadiens 1976-77
  4. Edmonton Oilers 1987-88
  5. Edmonton Oilers 1986-87
  6. Detroit Red Wings 1997-98
  7. New York Islanders 1982-83
  8. Montréal Canadiens 1977-78
  9. Edmonton Oilers 1983-84
  10. Detroit Red Wings 2001-2002
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Fotografia che ho scattato allo Staples Center di Los Angeles, con i banner dedicati a Rob Blake, Luc Robitaille, Wayne Gretzky e Dave Taylor

Edmonton Oilers, Detroit Red Wings e Montréal Canadiens sono le squadre più rappresentate, e in effetti, anche i Red Wings e i Canadiens, come gli Oilers, sono delle dinastie. Io però avrei votato diversamente. Infatti, trovo sia scontato che gli Oilers del periodo 1983-1985 e quelli del periodo 1986-1988 siano nella top-10 tutti assieme: si trattava sostanzialmente della stessa squadra, con qualche piccola modifica. Stesso discorso vale per i Montréal Canadiens del 1976-1977 e quelli dell’anno successivo, 1977-1978. Ha davvero senso mettere franchigie così simili una di fianco all’altra in una top-10 e lasciare da parte squadre che, forse, meriterebbero menzione per come erano assemblate? Io ho cercato quindi di prendere i migliori 10 team osservando sei decadi, e ho cercato di evitare il ripetersi di team troppo simili nel loro assemblaggio. Trovo comunque giusto sottolineare che anche il mio voto è opinabile. Di seguito la mia top-10, partendo dalla decima franchigia per arrivare alla prima, a cui aggiungerò anche un commento per ogni postazione.

10) Toronto Maple Leafs 1963-1964

Gli odierni Toronto Maple Leafs sono una squadra ancora in ricostruzione, hanno avuto anni, per non dire decenni bui, ma con il fatto che hanno centrato il core giusto ai recenti draft sembrerebbero essere una delle squadre dominanti del prossimo futuro. Sicuramente dominanti sono stati i Toronto Maple Leafs del passato, e in particolare quelli che hanno alzato la Stanley Cup nel 1964 dopo aver sconfitto i Detroit Red Wings in una tiratissima serie da sette partite finita 4-3 per la franchigia canadese. Degni rappresentanti degli anni ’60 della NHL, i Maple Leafs erano una franchigia composta da mostri sacri come il portiere Johnny Bower, i difensori Allan Stanley e Tim Horton, le ali Bob Pulford e Frank Mahovlich e tre centri devastanti: Red Kelly, Andy Bathgate e Dave Keon. Ai fan più giovani, lo so, questi sono nomi che dicono poco. Per chi come me ha voluto approfondire la storia dell’hockey su ghiaccio, questi giocatori sono alla stregua di veri e propri miti, tant’è che i nomi menzionati sono oggi tutti presenti anche nella Hockey Hall of Fame. Che, guarda caso, ha sede proprio a Toronto.

9) Detroit Red Wings 1951-1952

Incredibile ma vero, nella top-10 non compare quella che a mio giudizio è una delle formazioni più forti della storia della NHL. Nessuna delle formazioni degli anni ’50 è infatti riuscita a entrare nella top-10, e sempre a mio giudizio i Detroit Red Wings campioni NHL del 1952 lo avrebbero meritato. Erano una squadra semplicemente leggendaria, a cominciare dalla sua ala destra Gordie Howe, un giocatore che all’epoca dimostrava una finezza e una forza fisica mai viste insieme. Guidati dalla famigerata Production Line (Ted Lindsay ala sinistra, Sid Abel centro, Gordie Howe ala destra) i Detroit Red Wings contavano tra le loro fila anche i difensori Red Kelly e Marcel Pronovost e il giovane centro Alex Delvecchio, che prenderà proprio il posto di Sid Abel nella famosa linea d’attacco. La porta era difesa da Terry Sawchuk, straordinario portiere canadese scomparso prematuramente nel 1970, quattro volte vincitore del Vezina Trophy, che al momento della morte deteneva numerosi record NHL poi battuti dagli altri portieri in epoca più recente, ma i cui numeri e l’importanza lo rendono probabilmente il portiere più forte della NHL nell’epoca delle Original Six (1917-1967). I Red Wings vinsero la Stanley Cup senza perdere una sola partita, con un parziale di 8-0, vincendo tutti e otto gli incontri: sconfissero i campioni uscenti dei Toronto Maple Leafs in quattro partite e nelle finali NHL sconfissero i Montréal Canadiens anch’essi in quattro partite, con due shutout nelle partite casalinghe all’Olympia Stadium. Oggi i numeri di Gordon Howe (#9), Sid Abel (#12), Ted Lindsay (#7), Alex Delvecchio (#10) e Terry Sawchuk (#1) sono stati ritirati e sono riportati sui banner appesi al soffitto delle partite casalinghe della franchigia del Michigan.

8) New Jersey Devils 1999-2000

I New Jersey Devils sono un’altra dinastia dei tempi recenti ingiustamente omessa nella top-10 uscita dal ballottaggio. I diavoli del New Jersey sconfissero i campioni uscenti dei Dallas Stars, una squadra temibile, in sei partite, delle quali solamente la prima fu ampiamente vinta dai Devils (7-3): le altre cinque sfide furono tutte decise di misura, incluse gara-5 (vinta dai Dallas Stars 1-0 al terzo overtime) e la decisiva gara-6, vinta dai Devils 2-1 al secondo overtime. Il top-six dei New Jersey Devils campioni 2000 mette i brividi solo a nominarlo ed era un autentico mix di scuole hockeistiche europee e nordamericane con giocatori provenienti da Repubblica Ceca, Stati Uniti, Russia e Canada: Patrik Eliáš, Jason Arnott, Petr Sýkora, Claude Lemieux, Scott Gomez e Alexander Mogilny. La difesa era retta da difensori di valore come il capitano Scott Stevens, l’esperto Scott Niedermayer, i  rocciosi Colin White e Ken Daneyko e il talentuoso Brian Rafalski, che saranno tutti presenti in squadra anche al successivo trionfo dei Devils nel 2003. La porta era difesa da Martin Brodeur, il leggendario portiere canadese dallo stile ibrido che mescolava lo stand-up-style con il butterfly-style, vincitore di tre Stanley Cup, quattro Vezina Trophy e due medaglie d’oro olimpiche con il Canada. La squadra era completata da altri giocatori notevoli quali i russi Sergei Brylin, Sergei Nemchinov e Vladimir Malakhov, il ceco Robert Holík e il canadese Randy McKay che assieme formavano anche i due terzi della Crash Line (a cui si aggiungeva sporadicamente Brylin), nonché Jay Pandolfo e John Madden. E per di più in panchina li allenava Larry Robinson, leggenda dei Canadiens.

7) Colorado Avalanche 2000-2001

Anche l’assenza di questa squadra mi ha stupito molto nella classifica definitiva votata dai fan della NHL. Sono un tifoso accanito dei Red Wings e come tale vedo gli Avalanche come dei rivali. Tuttavia, certe squadre sono talmente forti al punto che non si può non riconoscerne la grandezza. La porta era difesa da Patrick Roy, portiere québécois dal carattere discutibile ma dal talento indiscutibile, in grado di rubare intere partite e decidere da solo serie intere dei playoff, detentore all’epoca di numerosi record NHL. La difesa si reggeva sulle spalle di giocatori nordamericani non più giovanissimi ma granitici e molto esperti: Rob Blake, Adam Foote e su tutti la leggenda Raymond Bourque. L’attacco era un mix di esperienza, talento e forza esplosiva, personificato nell’attaccante svedese Peter Forsberg. Considerato all’epoca uno dei migliori attaccanti all-around del pianeta e successivamente della storia dell’hockey, “Foppa” mancò per infortunio le finali contro i campioni uscenti dei New Jersey Devils, ma sarebbe ingiusto dimenticare l’impatto devastante che ebbe in quella stagione: dopo una regular season stellare condita da 89 punti in 73 partite, mise a referto altri 14 punti nei primi undici incontri di playoff. Gli Avalanche vinsero la Stanley Cup con un attacco orfano del loro attaccante più completo, ma che poteva contare su altri giocatori di assoluto valore quali Chris Drury, Ville Nieminen, Alex Tanguay, Milan Hejduk e su tutti il capitano Joe Sakic. Campione sportivo ma soprattutto uomo di spessore, Sakic passò la coppa appena ricevuta in mano a Raymond Bourque, lasciando a quest’ultimo, che la alzava per la prima volta in 22 anni di carriera, l’onore di essere il primo a sollevarla.

6) New York Islanders 1982-1983

I New York Islanders della prima metà degli anni ’80 sono stati anch’essi una vera e propria dinastia. Una squadra per certi versi imbattibile, “prepotente”, come il loro miglior scorer, una franchigia giovane che cominciò a vincere nel momento in cui la lega stava ancora subendo le scosse di assestamento dopo la fusione con la WHA (World Hockey Association). Gli Islanders vinsero le uniche quattro Stanley Cup della loro storia consecutivamente, spazzando via ogni avversario tra le Finals del 1980 e quelle del 1983. In questo ultimo anno la franchigia era composta proprio come nei precedenti tre anni, dalla line-up più rappresentativa della dinastia newyorchese: allenati da Al Arbour, la retroguardia era composta dal portiere Hall of Famer Billy Smith a difendere la gabbia e il difensore Denis Potvin a dirigere la difesa, capitano e anch’egli Hall of Famer. L’attacco era invece munito di autentiche bocche di fuoco come Mike Bossy, Bryan Trottier, Brent Sutter, Clark Gillies, Bob Bourne, Duane Sutter, John Tonelli e Bob Nystrom. Gli Islanders spazzarono via nelle Finals del 1983 i futuri campioni degli Edmonton Oilers in sole 4 gare, subendo solamente 6 goal e segnandone 17. Furono l’ultima squadra a vincere il titolo tre (e quattro) volte consecutivamente.

5) Detroit Red Wings 1996-1997

I Detroit Red Wings che alzarono la Stanley Cup nel 1997 potevano anche essere al primo posto di questa speciale classifica, e per me è stato difficile non posizionarli più in alto. Sono stati un gruppo di hockeisti impareggiabile sotto diversi punti di vista, a mio giudizio più forte della squadra che si ripeterà campione l’anno successivo. La squadra era composta da giocatori provenienti dalle migliori scuole di hockey del periodo (fatta eccezione per la Repubblica Ceca), ovvero Canada, Russia e Svezia. Li allenava Scotty Bowman, forse la più grande mente hockeistica mai esistita, almeno fra quelle che stanno alla transenna, che al suo arrivo nel Michigan era già una leggenda. Il Canada era rappresentato dai due portieri. Il titolare Mike Vernon, già campione con Calgary nel 1989, un giocatore dall’intelligenza sopraffina. Dotato di una mente arguta e analitica, Vernon compensava la mancanza di stazza fisica con un’intelligenza hockeistica superiore alla media (vincerà il titolo di MVP dei Playoff 1997). Il suo back-up era Chris Osgood, giovane portiere canadese che scriverà pagine di storia bianco-rossa in tutto il decennio successivo. Canadesi erano anche Brendan Shanahan e Martin Lapointe, ali potenti fisicamente, il difensore veterano Larry Murphy, e il taciturno, temuto e rispettato capitano Steve Yzerman: centro di ruolo, Yzerman era stato nel decennio precedente una forza offensiva senza eguali nell’attacco dei Red Wings, ma Bowman lo trasformò in un attaccante two-way incredibilmente dotato anche nel lato difensivo del gioco. La quarta linea, anch’essa composta da canadesi, era la famigerata Grind Line, temibile checker-line composta dai canadesi Kirk Maltby, Kris Draper e Joey Kocur, capaci nel gioco duro e nella provocazione, e dotati nel gioco difensivo di copertura, a cui veniva aggiunto l’enforcer Darren McCarty, che ruotava il posto nella linea con Joey Kocur. La vera novità di questa squadra rispetto alle altre franchigie della NHL era però il fatto che disponeva di una linea interamente russa, composta da giocatori che erano hockeisticamente cresciuti nel sistema di gioco sovietico. Quest’unità di giocatori passerà alla storia come la linea dei Russian Five, ovvero dei “cinque russi”: gli attaccanti erano Vyacheslav Kozlov, giovane e talentuoso attaccante che giocava all’ala, Sergei Fedorov, un centro all-around dal talento eccelso, efficacissimo in ogni aspetto del gioco e in ogni zona del campo, che all’epoca contendeva il titolo di migliore attaccante all-around allo svedese degli Avalanche Peter Forsberg; infine Igor Larionov, veterano di grande esperienza e giocatore intelligente già conosciuto per la sua militanza nella leggendaria linea KLM dell’Unione Sovietica. I tre attaccanti russi erano coadiuvati da difensori connazionali di grande esperienza: Vladimir Konstantinov, che sarà ricordato da tutti per il suo gioco difensivo efficace e i suoi check devastanti, e da un’altra leggenda dell’hockey sovietico, Vyacheslav Fetisov. A questo gruppo talentuoso di giocatori si aggiungevano il possente scorer svedese Tomas Sandström in attacco, e Nicklas Lidström in difesa: soprannominato Mr. Perfect per la sua capacità di eseguire ogni cosa sfiorando la perfezione, Lidström è annoverato fra i migliori difensori di tutti i tempi e nel quindicennio successivo vincerà addirittura 7 volte il James Norris Trophy, il trofeo per il miglior difensore della lega.

4) Pittsburgh Penguins 1991-1992

Il top-six dei Pittsburgh Penguins del 1991-1992 era composto da Jaromir Jágr, Mario Lemieux, Rick Tocchet, Kevin Stevens, Bryan Trottier e Ron Francis, ed è presumibilmente uno dei più forti top-six mai visti in NHL, se non addirittura, sulla carta, il più forte. La linea composta da Jaromir Jágr, Mario Lemieux e Ron Francis è passata alla storia come The Great Line. Se si pensa che Scotty Bowman, allenatore di questa squadra, poteva addirittura far ruotare i suoi giocatori offensivi e inserire in queste prime due line d’attacco Jiri Hrdina, Joe Mullen, Phil Bourque, Bob Errey e Mark Recchi – che non giocò i playoff ma faceva parte dei Penguins in quell’annata – ci si rende conto di quanta qualità disponeva questa squadra sul fronte offensivo. In difesa, i veterani Larry Murphy, Gordie Roberts, Paul Stanton e Ulf Samuelsson spiccavano fra gli altri nomi e aggiungevano copertura difensiva a Tom Barrasso, il portiere titolare della formazione. Durante l’annata aveva giocato diverse partite, prima di essere scambiato, anche il leggendario difensore Paul Coffey, poi passato ai Los Angeles Kings nel corso della stagione. Nelle Finals del 1992 i Pittsburgh Penguins spazzarono via in sole quattro partite i Chicago Blackhawks.

3) Edmonton Oilers 1984-1985

Degli Edmonton Oilers del 1984-85 ho già parlato nell’introduzione dell’articolo. Si trattava di una squadra la cui ossatura spaventosa avrebbe arrestato (e poi rubato) il dominio dei primi anni ’80 dei New York Islanders. Un dominio, quello degli Oilers, interrotto solamente due volte nella seconda metà del decennio: da Montréal nel 1986 e da Calgary nel 1989. Gli Edmonton Oilers di quest’annata annoveravano cinque giocatori futuri Hall of Famers: i centri Wayne Gretzky e Mark Messier, le ali Glenn Anderson e Jari Kurri e il portiere Grant Fuhr, a cui si aggiungevano giocatori di qualità come il finlandese Esa Tikkanen, Dave Hunter e Kevin Lowe. I futuri Hall of Famers salivano a sei aggiungendo l’allenatore Glen Sather. Il core di questa squadra rimarrà pressoché lo stesso per diversi anni e gli Oilers della dinastia saranno l’ultima franchigia NHL ad alzare la coppa per ben cinque volte nel giro di sette stagioni.

2) Montréal Canadiens – 1976-1977

I Montréal Canadiens del 1976-77 vengono generalmente considerati la migliore franchigia NHL mai esistita. Guidati alla transenna dall’allenatore canadese (indovinate, ancora lui) Scotty Bowman, i Montréal Canadiens della seconda metà degli anni ’70 vinsero la Stanley Cup per quattro anni consecutivi (dalla stagione 1975-76 alla stagione 1978-79) e quelli che la alzarono nel 1977 si distinsero per l’incredibile record di 60-12-8 (vittorie-sconfitte-pareggi) in 80 partite, segnando 387 goal e subendone 171, chiudendo con addirittura 132 punti la stagione regolare. Il record casalingo fu un eccezionale 33-1-6, e le squadre che entravano al Forum di Montréal avevano ragione nel temere questa temibile squadra, e di sentirsi secondi ad essa. La prima linea era composta dall’ala Steve Shutt, il centro Peter Mahovlich e l’altra ala Guy Lafleur, e il resto dell’attacco poteva contare su giocatori del calibro di Jacques Lemaire, Yvan Cournoyer, Réjean Houle, Bob Gainey. La difesa era diretta dalle superstar Larry Robinson, Guy Lapointe e Serge Savard, mentre in porta la leggenda dei Canadiens Ken Dryden registrò un incredibile 41-6-8 con addirittura 10 shutout. Ben otto giocatori raggiunsero o superarono la soglia dei 20 goal, guidati dai 60 goal di Steve Shutt (a cui vanno aggiunti 45 assist) e i 56 di Guy Lafleur (che registrò 80 assist). Guidati dal loro MVP, Lafleur, nelle finali del 1977 i Montréal Canadiens polverizzarono in appena quattro partite i Boston Bruins. Il vice-presidente della squadra era Jean Béliveau, 10 volte campione NHL con la franchigia del Quebec.   

1) Detroit Red Wings – 2001-2002

In un articolo pubblicato il 22 dicembre del 2009 sul sito della NHL, i Detroit Red Wings del 2001-2002 venivano considerati la miglior squadra della loro decade, la prima decade del XXI° secolo. I Red Wings vinsero la regular-season e agguantarono la decima Stanley Cup della storia della franchigia. Allenati nella sua ultima annata dalla leggenda Scotty Bowman, che con questa vittoria diventata l’allenatore più titolato della storia della NHL con 9 Stanley Cup, i Red Wings campioni nel 2002 si presentavano con questa formazione:

Attaccanti: Brendan Shanahan, Steve Yzerman, Sergei Fedorov, Pavel Datsyuk, Brett Hull, Luc Robitaille, Igor Larionov, Tomas Holmström, Kirk Maltby, Kris Draper, Darren McCarty, Boyd Devereaux, Jason Williams.

Difensori: Nicklas Lidström, Mathieu Dandenault, Chris Chelios, Jiří Fischer, Steve Duchesne, Fredrik Olausson, Jiří Šlégr.

Portieri: Dominik Hašek, Manny Legace.

È piuttosto difficile dare delle motivazioni per giustificare la prima posizione di questi Red Wings, ma direi che la mia opinione si articola su sei elementi principali. 1) Il giudizio della NHL: nonostante sia anche la squadra che tifo, la formazione bianco-rossa del 2002 è stata eletta anche dalla NHL come la migliore della decade. 2) La convivenza di diverse scuole: si trattava di un gruppo composto da un miracolo d’alchimia hockeistica. Cinque scuole hockeistiche provenienti da altrettanti paesi differenti coabitavano nelle varie linee, e solo chi segue l’hockey su ghiaccio sa quanto sia difficile far funzionare un modulo con stili di gioco così diversi. Il Canada con Shanahan, Yzerman, Robitaille, McCarty, Maltby, Draper, Devereaux, Dandenault e Duchesne. La Russia con Fedorov, Larionov e Datsyuk. Gli Stati Uniti con Chelios e Hull. La Svezia con Lidström, Holmström e Olausson. Infine la Repubblica Ceca, con Hašek, Fischer e Šlégr. 3) Il numero di membri della Hockey Hall of Fame: Yzerman, Larionov, Fedorov, Shanahan, Hull, Robitaille, Lidström, Chelios, Hašek sono membri della Hall of Fame, addirittura 9 (!) giocatori. E considerando anche Scotty Bowman, i membri HoF di quella squadra sono 10. Inoltre, potenzialmente Datsyuk potrebbe essere l’undicesimo membro di quella squadra a raggiungere la Hockey Hall of Fame. Difficile che rivedremo una squadra di questo livello ora che il salary-cap è stato introdotto. 4) Lo stato di forma: i giocatori NHL dei primi anni 2000 vantavano una condizione fisica sicuramente migliore di quelli della fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. Questo è un altro motivo per cui ho deciso di non mettere al primo posto grandi squadre come i Montréal Canadiens campioni nel 1977 o i New York Islanders del 1983. 5) La forza offensiva: Addirittura quattro giocatori finirono la stagione regolare con almeno 30 goal segnati: Shanahan (37), Ferodov (31), Hull e Robitaille (entrambi 30). 6) La forza difensiva: ancora più impressionante fu la retroguardia. Io reputo la difesa più importante dell’attacco nel gioco dell’hockey, in quanto generalmente l’attacco ti permette di fare una buona (se non ottima) stagione regolare, ma è con la difesa che si vincono i playoff. Quindi reputo il portiere l’elemento più importante, seguito dai difensori a loro volta seguiti dagli attaccanti. Nelle 23 gare di playoff i Red Wings subirono 46 reti, une media esatta di 2 per gara; il portiere ceco Dominik Hašek, vincitore di ben 6 Vezina Trophy, si distinse nei playoff con un’impressionante serie di 23 partite giocate, 16 vittorie, 1’455 minuti sul ghiaccio e addirittura 6 shutout (media goal subiti 1.85, percentuale di salvataggi % .920). Lo svedese Nicklas Lidström vinse il Conn Smythe Trophy come MVP dei playoff, primo europeo in assoluto ad aggiudicarsi il trofeo.

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