Le radici pagane del Natale cristiano

Nell’antica Roma si chiamava Saturnalia, in onore del dio Saturno, ed era un ciclo di festività che andava dal 17 al 23 dicembre, durante l’impero di Domiziano (che fu imperatore nel periodo 81-96 d.C.). Usanze particolari di queste feste erano i sacrifici agli dei, i banchetti, lo scambio di regali e una sorta di eguaglianza a cui si tendeva cercando di pareggiare il ruolo dei padroni a quello degli schiavi. Questo ciclo di festività cominciò probabilmente intorno al 457 a.C., anche se secondo studi più recenti potrebbe essere iniziato prima. Questo è un periodo particolare per la Roma antica: il Mitraismo, fra le religioni pagane dell’epoca, era quella dominante e prese piede proprio verso le fine del I secolo, quando governavano Domiziano e poi il suo successore Nerva. Alla diffusione del culto di Mitra contribuirono l’arrivo dei soldati romani che avevano combattuto e soppresso le rivolte di Gerusalemme nel 60-70 d.C. ed erano ritornati in patria portando quel culto, oltre che la conquista dell’Armenia dove lo zoroastrismo era la religione dominante. Questo è anche il periodo in cui vennero scritti, probabilmente, i Vangeli, dato che hanno tutti una datazione situabile dal 70 al 110 d.C. (quindi circa 40-80 anni dopo la presunta morte e la presunta vita di Gesù).

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E proprio dai vangeli abbiamo interessanti indicazioni secondo i quali Gesù non è nato il 25 dicembre; i Vangeli non dicono con precisione quando è nato Gesù, ma con ogni probabilità possiamo situare la sua nascita in un altro periodo dell’anno. Nel Vangelo secondo Luca (Luca 2, 6-8) c’è scritto: (6) Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. (7) Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. (8) C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge.

Se i pastori vegliavano di notte le greggi, molto probabilmente il periodo in cui nacque Gesù (ammesso che sia veramente esistito, cosa su cui nutro dubbi mastodontici) fu la primavera: le greggi stanno all’aperto nel periodo riproduttivo, che di solito è appunto nei primi mesi primaverili.

Nel 274 d.C. l’imperatore Aureliano diede un’ulteriore spinta al Mitraismo consacrando il 25 dicembre di quell’anno il tempio dedicato al Sol Invictus, il Dio Sole, legato al culto di Mitra e con il quale s’iniziò a tracciare una linea marcata verso il monoteismo. Questa mossa permise di rafforzare il potere dell’imperatore, in quanto il culto del Sole venne identificato sempre più con quello dell’imperatore. Da quel momento in avanti venne creata una nuova festa e s’inizierà a celebrare il Dies Natalis Solis Invicti, la festa della nascita del Sole, il 25 di dicembre.

Poi arrivò l’imperatore Costantino, che nel 313 d.C. emanò il celebre Editto di Costantino o Editto di Milano, con il quale venne stabilita la libertà religiosa in tutto l’Impero romano.

Il 7 marzo del 321, con un decreto, Costantino rese il giorno del Sole (il Dies Solis) un giorno di riposo:

«Nel venerabile giorno del Sole, si riposino i magistrati e gli abitanti delle città, e si lascino chiusi tutti i negozi. Nelle campagne, però, la gente sia libera legalmente di continuare il proprio lavoro, perché spesso capita che non si possa rimandare la mietitura del grano o la semina delle vigne; sia così, per timore che negando il momento giusto per tali lavori, vada perduto il momento opportuno, stabilito dal cielo.»

Con ogni probabilità Costantino si era convertito al Cristianesimo nel 312, prima della Battaglia di Ponte Milvio. Nel 330, con un decreto, decise di fissare la prima celebrazione cristiana della nascita di Gesù (che inizialmente non fu dichiarata festa, perché i compleanni non venivano celebrati nella cultura ebraica) che venne fatta coincidere con la festività pagana del Dies Natalis Solis Invicti: la festa del Sole Invitto divenne il Natale cristiano. Nel 350 circa papa Giulio I ufficializzò la data del 25 dicembre come data del Natale cristiano da parte della Chiesa cattolica. Siamo a un passo dalla completa conversione religiosa dell’Impero romano, che arrivò con Teodosio, imperatore che decise di rendere illegale qualunque forma di culto pagano e ufficializzò il cristianesimo come religione dell’Impero nel 380, con l’Editto di Tessalonica. Teodosio fu anche l’ultimo imperatore a governare sull’impero unificato: alla sua morte l’Impero venne diviso in due imperi amministrativamente indipendenti: l’Impero romano d’Occidente e l’Impero romano d’Oriente.

Nella Roma del IV secolo, quindi, c’erano addirittura 3 diverse festività che si festeggiavano in contemporanea intorno al 25 dicembre: le feste saturnali, il Dies Natalis Solis Invicti e il Dies Natalis di Gesù Cristo. Fu una logica e naturale conseguenza il fatto che queste religioni e festività s’influenzassero a vicenda portando elementi dell’una nell’altra e viceversa.

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Mentre l’Impero romano si avvicinava alla sua fine (476 d.C., per quanto riguarda quello d’Occidente) la Cristianità in Europa cresceva, raggiungeva altre aree e altre zone del continente. I cristiani introdussero il cristianesimo e il loro Natale ai popoli germanici delle aree del Nord Europa.

Le popolazioni, per millenni, in qualunque parte del mondo, dalle tribù più antiche alle culture più recenti, hanno sempre celebrato ed evidenziato i segnali astronomici che permettevano loro di regolare la loro vita e le loro attività, come l’agricoltura, l’allevamento, la navigazione, eccetera. I solstizi e gli equinozi aiutavano a capire quando piantare i semi e quando fare il raccolto. Il solstizio d’inverno segna il momento in cui il giorno ha la sua durata più corta e la notte più lunga.

Quando i cristiani introdussero il loro Natale ai popoli germanici, quest’ultimi avevano già le loro celebrazioni del solstizio d’inverno: il vischio, le ghirlande, la decorazione dell’albero facevano parte della festa dello Yule, festa germanica e celtica precristiana, nella quale si credeva che il dio Odino (Wodan) tenesse una battuta di caccia assieme agli altri dei e ai guerrieri caduti. In questa festa i bambini lasciavano gli stivali vicino al camino pieni di paglia, zucchero e carote per sfamare Sleipnir, il cavallo volante del dio Odino. Il Dio Odino riempiva di dolci e regali gli stivali dei bambini, in cambio. È in questo folclore germanico che nasce la figura di Babbo Natale (la cui presunta casa sarebbe infatti in Lapponia e il cui animale simbolo è la renna, tipico del Nord Europa), figura associata a San Nicola di Bari, vescovo di Myra (oggi Demre, città della Turchia): San Nicola avrebbe resuscitato dei bambini da un oste che li aveva rapiti e uccisi e d’allora sarebbe anche considerato un santo protettore dei bimbi. San Nicola, inoltre, avrebbe sconfitto l’essere demoniaco Krampus, che da allora è suo servo ed è costretto a servirlo: per questo motivo, nelle celebrazioni natalizie nelle zone di lingua tedesca (Germania, Austria, Svizzera, Liechtenstein, Trentino Alto-Adige) e in altre zone influenzate dalle culture germaniche (Slovenia, Slovacchia, Friuli Venezia-Giulia, Repubblica Ceca, Ungheria e Croazia) il Krampus fa ancora parte delle festività natalizie e ogni anno si vedono celebrazioni natalizie con molti Krampus sfilare lungo le strade.

Con il continuo crescere del Cristianesimo, e in particolare con la cristianizzazione ed evangelizzazione dell’Europa dei secoli successivi (in particolare tra il V e l’VIII secolo) la stragrande maggioranza dei popoli germanici si convertì al cristianesimo, e il natale cristiano assimilò, oltre alle usanze degli antichi culti pagani romani, anche quelle dei popoli germanici e delle feste come lo Yule. L’Albero di Natale, infatti, oggi considerato indubbiamente un elemento di primaria importanza nel natale cristiano, è un simbolo pagano. L’abete che si usa per il natale era un albero sacro per Odino e i popoli germanici e la Chiesa delle origini vietò l’uso dell’abete sostituendolo con l’agrifoglio.

I Sassoni, i Vichinghi, l’era vittoriana, tutti aggiunsero poi altri elementi e tradizioni a quello che oggi noi consideriamo il Natale cristiano, che affonda però le radici nel paganesimo dei romani e dei popoli germanici. Spesso sentiamo i cristiani dire che il Natale subisce una vera e propria guerra, oggigiorno. Negli Stati Uniti molti parlano di War On Christmas: se vi è mai stata una vera guerra al Natale, questa è stata fatta proprio dai cristiani, che nella loro opera violenta e aggressiva di conversione dei popoli conquistati hanno assimilato le loro tradizioni pagane e li hanno costretti a convertirsi con la forza, pena la morte. Molti cristiani dicono invece che si dovrebbe tornare a quello delle origini, a un Natale umile. In questo caso, suggerirei di togliere le decorazioni pagane e tutte le varie usanze pagane associate al Natale; sarei curioso di sapere cosa rimarrebbe dopo quest’opera di evirazione del paganesimo dalla festa natalizia: ben poco, io penso.

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