SARS 2.020 – Staremo Attenti a non Ripetere la Storia?

La forza guaritrice della natura. Vis medicatrix naturae. Così diceva Ippocrate, il medico greco antico, considerato il padre della medicina, quando pensava che il ruolo del medico fosse sostanzialmente quello di aiutare il corpo a rigenerarsi, a guarire da solo, rimuovendo gli ostacoli dal malato che impedivano questo processo. Possiamo dire che Ippocrate, nella sua seppur infinita saggezza, aveva certamente alcune lacune che i medici di oggi non hanno. Tuttavia, se queste lacune sono state colmate, è perché qualcuno, nel corso della storia, ha deciso di studiare, progredire e imparare dagli errori del passato: e proprio a riguardo di questo aspetto, in questo articolo scritto in questi primi giorni di quarantena auto-imposta a me stesso, proverò a dire qualcosa che spero possa farci ragionare, in particolare sull’attuale crisi pandemica in corso che riguarda il COVID-19.

1. Prima un po’ di storia. Partiamo da qualche appunto sulla storia recente – anzi bisogna dire recentissima – del virus di cui parlano tutti.

1a. L’8 dicembre 2019 si è verificato, probabilmente, il primo giorno di contagio di un essere umano. In realtà è possibile che il virus fosse in giro tra gli individui umani già da qualche tempo, magari da ottobre o novembre 2019.

1b. Il 31 dicembre l’OMS viene avvisata dalla Cina circa il fatto che un nuovo virus sta circolando tra gli esseri umani: vi sono infatti una serie di casi simili alla polmonite nella città di Wuhan, nella provincia dell’Hubei, e l’origine viene localizzata, molto probabilmente, in un mercato della carne (o forse più di uno): il mercato vende pesci, fagiani, conigli, marmotte, cervi, topi, serpenti, pipistrelli, polli, eccetera.

1c. Il 21 gennaio 2020 sono registrati ufficialmente 270 casi di contagio nella provincia dell’Hubei. Il giorno successivo, il 22 gennaio, la città di Wuhan viene messa in quarantena (11 milioni di persone). Il giorno successivo, il 23 gennaio, la quarantena viene estesa a tutta la provincia dell’Hubei, che conta circa 60 milioni di persone: è la più grande misura di quarantena della storia. È bene farlo notare nuovamente: 60 milioni di persone erano in quarantena quando c’erano “solo” 270-300 casi confermati di COVID-19 in tutta la provincia dell’Hubei. Con numeri molto maggiori, diverse settimane dopo, paesi come Francia, Spagna, Germania o Stati Uniti non avevano ancora preso le minime misure per contenere il contagio, come si può leggere in questo articolo.

1d. Il 17 febbraio 2020 l’agenzia Xinhua riporta un aggiornamento secondo il quale il governo cinese potrebbe rinviare la sessione annuale del Congresso nazionale del popolo, programmata per gli inizi del mese di marzo, valutando contestualmente «una bozza di decisione sul bando del commercio illegale di animali selvatici e l’eliminazione delle cattive abitudini di mangiare animali selvatici a tutela della salute e della sicurezza della vita delle persone». [1]

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La città di Wuhan, primo epicentro del contagio. For illustration only. Source in description.

 

2. Gli animali e le malattie. Quella che è avvenuta in Cina è molto probabilmente una zoonosi, una malattia infettiva che si è trasferita dagli animali non-umani all’uomo (che è pur sempre un animale, ma di un’altra specie). “Le zoonosi sono malattie trasmissibili dall’animale all’uomo e il contagio può avvenire mediante contatto diretto con l’animale infetto o consumando derrate alimentari di origine animale. Sono categorie particolarmente esposte al contagio i bambini, gli anziani, le donne in gravidanza e le persone con una deficienza del sistema immunitario”. [2].  Il virus ha fatto lo spillover, il salto di specie, arrivando a noi, e il contagio è stato velocissimo. [3] 

2a. Le malattie infettive che hanno origine negli animali tenuti in condizioni pietose – o in animali selvatici che vengono catturati e venduti al mercato nero o in mercati aperti – non si creano, non avvengono solo quando si trasmettono all’uomo. Corretto sarebbe dire, piuttosto, che nel momento in cui arrivano all’uomo fanno statistica. Perché generalmente se scoppiano fra gli animali, in un allevamento, nessuno o quasi ne parla. Ogni anno decine, centinaia di potenziali zoonosi vengono a galla, ma vengono soppresse prima che facciano lo spillover. Gli animali, in quel caso, vengono massacrati, uccisi, sotterrati vivi. Fatti sparire prima che avvenga il contagio all’uomo, per debellare il problema. Qualcuno si ricorda le scene dello sterminio dei polli durante l’influenza aviaria o di quello dei suini durante l’influenza suina?

2b. È la prima volta che accade un’epidemia del genere avente, all’origine, una zoonosi? Certamente no. Il Morbo della Mucca pazza ha cominciato a diffondersi e si è diffuso soprattutto in Inghilterra a partire dal 1986, la SARS in Cina dal 2002, l’influenza aviaria (virus H5N1) dal 2003 in Asia (e in Europa dal 2005), l’influenza suina originatasi in Messico dal 2009 (virus H1N1) e poi in 80 paesi del mondo, la Malattia da virus Ebola (causata da un Ebolavirus) a partire dal 2014 in Africa occidentale, la MERS dal 2012 in Arabia Saudita ed estesasi poi a tutta la penisola araba. Era già successo, diverse volte, ma lo abbiamo dimenticato o abbiamo voluto dimenticarlo. Questa volta ci tocca da vicino e da che mondo è mondo, se in una determinata situazione o condizione diveniamo noi la vittima, improvvisamente, la cosa inizia a interessarci parecchio. Consiglio di leggere questo articolo completissimo per avere maggiori informazioni su virus, pipistrelli ed esseri umani, nonché la convergenza che esiste fra queste tre “forme di vita” (valevole sicuramente per gli ultimi due, non necessariamente per i primi) e un’osservazione in prospettiva della SARS-CoV-2.

2c. Due di queste epidemie sono ancora in corso: la MERS nella penisola araba, dove si sono verificati l’85% dei casi; altri casi si sono verificati in Europa, tra Francia, Italia e Inghilterra. Nel 2013 Margaret Chan, allora Direttore Generale dell’Organizzazione mondiale della sanità afferma: «Siamo di fronte ad una emergenza sanitaria mondiale. Non si tratta di un problema che un singolo paese possa contenere entro i propri confini o che possa facilmente gestire». L’Ebola è tuttora in corso in Africa Occidentale, tra Guinea, Sierra Leone, Liberia e Nigeria. Nonostante l’epidemia sia iniziata nel 2014 non esiste ancora un vaccino efficace. [4]

2d. Chi di noi era al corrente di questi casi? Probabilmente qualcuno ne aveva sentito parlare, poco o molto poco. Io personalmente conoscevo già tutte queste epidemie eccetto la MERS, che ho scoperto, per mia sorpresa (negativa, devo aggiungere) essere ancora presente e non debellata. Ora che la SARS-CoV-2 è presente anche da noi, improvvisamente ci interessiamo tutti al problema. L’urgenza adesso è quella di controllare i nostri spostamenti e i nostri comportamenti per non diventare veicoli del virus e non contagiare chi sta intorno a noi, o anche noi stessi. Osservare le regole e proteggere la salute pubblica, per evitare il collasso del sistema sanitario e per proteggere le categorie (anche se è brutto parlare di “categorie”) deboli. Questa è l’urgenza del momento. Ma dopo l’urgenza, alla fine della crisi, bisognerà necessariamente discutere le cause. [5]

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Il contagio causato dall’Ebolavirus e i paesi colpiti. For illustration only. Source in description.

3. La necessità di riflettere sulle cause. Già, le cause. La causa, se non fosse chiaro, è una zoonosi che deriva dalla nostra sconsiderata, scellerata, orripilante e distruttiva attitudine nei confronti del mondo animale e del mondo naturale. Non abbiamo più scuse, questa ne è un’ulteriore prova. Nel caso in cui non fosse già chiaro – non lo era, per intenderci – prima. Stiamo affrontando una pandemia che noi umani abbiamo contribuito a creare; questo perché ci ostiniamo a considerare gli altri animali come merce, cibo, e non abbiamo rispetto del mondo naturale che ci circonda. È inutile cercare scuse: guardiamoci in faccia, guardiamoci allo specchio, e riconosciamo i nostri errori. Non c’è nulla di male ad ammettere di avere sbagliato, anzi, in taluni casi, può essere addirittura un processo catartico, liberatorio. Perché ostinarsi a urlare contro la propria coscienza, contro i propri sensi di colpa, per cercare in tutti i modi di soffocarli? Non è, forse, un comportamento ancora peggiore, ancora più doloroso?

3a. Bene, ma cosa possiamo fare? Imparare da questa crisi. Questa è una lezione che ci sta dando la storia. Sì perché si tratta di un momento significativo, storico, che sicuramente ricorderemo: ci sarà un “prima COVID-19” e un “dopo COVID-19”. E se continueremo a parlare delle cause di questa pandemia con approssimazione o peggio ancora a non parlarne, non avremo imparato assolutamente nulla da quello che ci sta succedendo in questo momento. Tenetelo a mente, teniamolo a mente. La storia è maestra di vita, Historia magistra vitae, come diceva Cicerone. «Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo», frase contenuta in Reason in Common Sense, primo volume dell’opera The Life of Reason, di George Santayana. Prima lo impariamo, meglio sarà per tutti. Sia chiaro, io non credo a “Madre Natura” in quanto entità cosciente, non mi piacciono nemmeno le posizioni New Age: credo, però, che il pianeta Terra abbia i suoi metodi per autoregolarsi ed equilibrarsi, i suoi meccanismi di difesa, come li ha, del resto, un corpo umano o un organismo: tutto ciò fa parte dell’evoluzione e della natura.

3b. La pandemia è l’unico rischio che corriamo se continuiamo con il nostro comportamento disinteressato nei confronti di animali e ambiente? No, purtroppo. Subiremo le conseguenze dello scioglimento delle calotte polari che innalzeranno il livello dei mari e degli oceani, allagando intere città; avremo la desertificazione delle aree adesso fertili, che permettono la produzione di derrate alimentari, e allora sì che dovremo correre nei supermercati a fare scorte perché ci sarà penuria di cibo; si scioglieranno i ghiacciai e il permafrost in montagna, provocando frane, allagamenti e smottamenti; l’acidificazione negli oceani, la comparsa di zone morte negli oceani, lo squilibrio nella catena alimentare oceanica e la scomparsa di specie importanti come squali, tartarughe, balene e ovviamente fitoplancton saranno terrificanti per le riserve di ossigeno che dobbiamo respirare per poter sopravvivere; gli incendi e le deforestazioni ci faranno perdere terreni verdi e biodiversità. I problemi da elencare sarebbero molti, ancora di più le loro pericolosissime conseguenze. La posta in gioco è molto alta e dipende da noi l’esito di questa battaglia. O dovremmo dire guerra?

3c. Non posso fare a meno di notare la nostra condizione in questo momento: siamo chiusi in casa, limitati negli spostamenti. Se fuori c’è il sole, non possiamo uscire a godercelo come vorremmo; non sappiamo quanto questa condizione durerà, potrebbe durare settimane oppure addirittura mesi. Siamo in una condizione simile a quella che vivono gli animali quando si trovano negli allevamenti, estensivi o peggio ancora intensivi. C’è una differenza però, noi possiamo uscire per andare a fare la spesa, per andare al lavoro o per motivi famigliari stringenti. Gli animali non-umani in un allevamento neanche quello. C’è un’altra differenza, però. Molti di noi usciranno da questa crisi in modo relativamente indolore, senza grossi traumi e potranno tornare a una vita normale. Gli animali usciranno dagli allevamenti esclusivamente per andare incontro, in modo più o meno immediato, alla morte.

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Una madre e un piccolo di Piliocolobus kirkii, còlobo rosso di Zanzibar, una scimmia endemica dell’isola di Zanzibar, Tanzania, che ho fotografato nel 2009. Purtroppo questa specie è in pericolo di estinzione, anche e soprattutto a causa delle attività umane, della riduzione degli habitat e di leggende superstiziose.

4. Concludo con un paio di considerazioni personali.

4a. Prima di tutto faccio Mea culpa. Sono uno di quelli che aveva sottovalutato il problema. Non tanto la mortalità, che rimane tutto sommato abbastanza bassa, quanto piuttosto la capacità di contagio del virus e la sua velocità di propagazione. Non mi sono mai permesso, tuttavia, di deridere o banalizzare la situazione. Cerco, piuttosto, di sdrammatizzare in senso positivo il problema, per cercare di mantenere alto il morale, perché se così non facciamo rischiamo di soccombere sotto questo peso. Questa sottovalutazione non era certamente un mio capriccio: gli addetti ai lavori, gli esperti, avevano anche loro una posizione attendista e probabilmente ingenua a riguardo del problema, e tutti noi, me compreso, ci siamo fidati delle loro previsioni. Ci sbagliavamo, la realtà era diversa. Adesso ce ne rendiamo conto e dobbiamo fare del nostro meglio per far rientrare al più presto l’emergenza di cui si parlava prima. Senza dimenticare, come detto, che nel post-crisi dovremo ridiscuterne pesantemente le cause.

4b. Il mio pensiero va a quelli che in questo momento sono toccati dal virus, chi è stato contagiato o chi si trova in quarantena, e conosco personalmente alcune di queste persone. Spero che ne uscirete e ne usciremo tutti in modo relativamente indolore. Allargo questo mio augurio a tutti quelli che combattono epidemie dimenticate, come MERS o Ebola, nel resto del mondo. Ma il mio pensiero va soprattutto a voi che siete medici, addetti e addette al sistema sanitario, infermieri e infermiere, e lavorate senza sosta negli ospedali, nelle case di cura e nei centri costruiti appositamente per questa emergenza. So che molti di voi non vorrebbero sentirsi chiamare eroi, perché per voi questo è solo il vostro lavoro, che non dovreste svolgere in queste condizioni e a questi ritmi. Spero che avremo modo, anche qui, di ridiscutere il perché ci troviamo adesso a dover sostenere nel migliore dei modi il sistema sanitario che sarebbe dovuto essere pronto a una situazione di emergenza. Forse, chi a suo a tempo ha deciso di fare tagli alla sanità o di considerare anche l’ambito sanitario un mercato nel quale fare business ci dovrà dare delle risposte. Nel frattempo, evitiamo il confronto politico e le inutili polemiche, facciamo squadra, seguiamo le regole, atteniamoci ai provvedimenti che sono stati presi e alle disposizioni che ci sono state date per uscire il prima possibile da questa enorme pandemia.

Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2020

[1] http://www.cidrap.umn.edu/news-perspective/2020/01/report-thailands-coronavirus-patient-didnt-visit-outbreak-market ;

https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019 ;

https://www.nytimes.com/2020/01/27/opinion/china-wuhan-virus-quarantine.html ;

https://www.nbcnews.com/news/world/cases-deadly-coronavirus-spike-officials-confirm-human-human-spread-n1118996 ;

https://www.quotidiano.net/cronaca/coronavirus-news-1.5034251 ;

[2] https://www.blv.admin.ch/blv/it/home/tiere/tierseuchen/uebersicht-seuchen/zoonosen.html

[3] https://www.ilpost.it/2020/02/08/nuovo-coronavirus-pangolini/

[4] https://www.aboutpharma.com/blog/2013/05/31/oms/

https://www.academia.edu/458843/Fruit_Bats_As_Reservoirs_of_Ebola_Virus

[5] https://www.ilpost.it/2020/02/25/commercio-animali-selvatici-virus-asia/

https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/20_marzo_04/dai-pipistrelli-all-uomo-origini-coronavirus-e80e2708-5e0d-11ea-8e26-25d9a5210d01.shtml?fbclid=IwAR0fQmyOUg_12JPjeySWf7H0X_sTehbI66LD2W4abe6Q9O8yoB5UtWsYktw

https://www.ilsecoloxix.it/italia-mondo/cronaca/2020/03/04/news/deforestazione-e-allevamenti-intensivi-i-danni-all-ambiente-fanno-esplodere-i-virus-1.38546507?fbclid=IwAR2NFcyNFO_fy32DQAR_6tKVdTzJ2z5tvtMhJreNHzlsW2UKhw_IHgAOLp4&refresh_ce

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