Gutta cavat lapidem – Wikipe(rché)dia valore alla conoscenza

Ho l’account su Wikipedia da ormai 14 anni, e in questo lasso di tempo ho scritto quasi 900 contributi sull’enciclopedia libera. Ho iniziato un po’ per caso, il 2 marzo del 2006, a scrivere contributi su Wikipedia. Anzi, a voler essere precisi ho iniziato prima: il 2 marzo di 14 anni fa è infatti il giorno in cui ho creato l’account. Non so perché ho iniziato, né come, né quando di preciso, né ricordo il mio primo contributo. Credo fosse qualcosa sullo sport, qualcosa che lessi e non trovai corretto: decisi di intervenire, cambiare un piccolo paragrafo e scrivere i fatti in modo corretto, citando anche le fonti. Probabilmente se calcolassi anche i miei interventi scritti prima di creare l’account ora sarei oltre i 900 contributi. Così decisi di creare l’account; pensai che fosse interessante “registrare” tutti i miei interventi. Ma in fin dei conti, i numeri sono solo numeri no? Quello che faccio su Wikipedia lo faccio per un altro motivo, non certo per tenere conto dei numeri o per ottenere un record. 14 anni dopo guardo la mia lista di contributi e… talvolta mi scappa un sorriso.

Ho scritto su Wikipedia nei più disparati campi, dalla politica alla storia, passando per la filosofia, gli animali, l’ambiente, lo sport, la musica, e molti altri temi ancora. Ho creato da zero diverse pagine che prima non esistevano e le ho scritte per intero; a volte le ho tradotte dalle altre lingue, a volte le ho scritte di mio pugno; altre volte ho dovuto lottare con gli admin per farmele accettare, poiché gli stessi non reputavano il mio contributo o il nuovo soggetto creato “enciclopedico”.

È la seconda volta, o forse la terza – comunque sia è raro – che rendo pubblico il mio “lavoro” online su Wikipedia, e spesso mi domando chi o cosa me lo fa fare. Perché scrivere su Wikipedia porta via ore, energie e sonno al tuo tempo libero, e a volte è quasi più frustrante che appagante.

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Una fotografia di qualche mio contributo su Wikipedia, risalente al 2008.

In questo senso posso dire un paio di cose ed esporre alcune delle ragioni per le quali resto saldo e continuo a scrivere su Wikipedia nel mio tempo libero.

La prima ragione che mi dà motivazione e mi porta a proseguire in questo lavoro da ormai più di un decennio è che credo fortemente nella circolazione della conoscenza, nel sapere come strumento di vita. Più cose si sanno, più si è informati, più si ha la vita facile e più è difficile incappare in tranelli, truffe e prese in giro. Almeno in linea teorica. Quindi se esiste un’enciclopedia per la quale si può investire del tempo libero, senza costrizioni e scadenze, mettendo il sapere al servizio di tutti… Perché non farlo?

La seconda ragione è che Wikipedia è più seria e controllata di quel che si crede. Ma attenzione, non nel senso che è controllata o manipolata per veicolare un certo tipo di messaggio o contenuto e nasconderne un altro. Al contrario, il suo contenuto è più affidabile di quel che generalmente si crede. Solo quando ci sei dentro lo puoi capire ancora meglio. Certe pagine sono modificabili solo da chi ha l’account, molti riferimenti bibliografici oppure online vengono rifiutati se ritenuti inaffidabili, come viene rifiutata la creazione di nuove voci se ritenute non sufficientemente popolari. Faccio un esempio concreto, sui requisiti piuttosto alti che ha Wikipedia: sotto l’etichetta di “contenuto promozionale” rientra tutto ciò che non è notorio, popolare, conosciuto. Prendiamo l’esempio di un artista musicale: la regola è che la pagina può essere pubblicata solo se ha almeno due LP (Long playing records, ovvero gli album) prodotti da una major. Certo possono esserci delle eccezioni, ad esempio se l’artista è un artista del panorama underground ma molto conosciuto. [1]

La terza ragione è che detesto l’ignoranza, che per me, quasi sempre, non è una scusa. Viviamo in una società in cui è per molti di noi possibile informarsi, ricercare fonti, verificare quello che si dice, cercare e ascoltare opinioni contrarie, andare a sentire le altre campane; per questo tutto quello che è troppo uni-dimensionale o stagnante, un pensiero, un’ideologia, un programma politico – e molto altro – rischia di diventare pericoloso. Non sempre lo è, ma può diventarlo. Certo mi rendo conto che non è sempre facile essere in grado di soppesare ciò che si legge o si ascolta, e pertanto anche chi è particolarmente ferrato o ha un particolare metodo di verifica valido può incappare in errori vari, senza contare chi invece, purtroppo, in un esercizio di verifica non ha mai trovato un fedele alleato.

Il mio consiglio è: se anche voi, come nel mio caso, avete piacere nello scrivere, vi appaga raccontare storie, vi piace esporre un vostro pensiero o una propria opinione (specie nero su bianco), o siete semplicemente appasionatamente curiosi beh, sostenete Wikipedia. Sostenetela con il vostro tempo, i vostri soldi o con i vostri contributi scritti. A dipendenza di quello che potete o volete fare. Non è, non sarà, tempo sprecato, e nemmeno soldi sprecati. Certo, per poter scrivere molto e contribuire bisogna altresì leggere. Leggere, leggere, leggere, e riflettere. La scrittura è creazione, codifica di un messaggio, e va carburata con la lettura, che è invece un processo di decodifica. E per fare ciò, leggere o scrivere, alimentare la propria conoscenza, beh, ci vuole tempo, pazienza, costanza e determinazione. Gutta cavat lapidem, come scriveva il filosofo Giordano Bruno nella sua opera teatrale Il candelaio. “La goccia scava la pietra”. Mi piacerebbe scrivere sull’importanza dell’elemento acqua in un altro contesto, in un altro articolo, così come poter approfondire l’importanza di Giordano Bruno e del suo pensiero e la gentile concessione che ci ha fatto, a suo tempo, rendendoci oggi uomini, donne, pensatori e pensatrici in grado di avere uno spirito critico. Liberi, se così possiamo dire. Un risultato che ha pagato con la vita. Ecco, per questo motivo, fra le altre cose, sostengo Wikipedia. Perché dia valore alla conoscenza, perché in realtà già dà valore alla conoscenza. Ciò, però, è possibile perché qualcuno dedica il suo tempo a essa.

Nel corso degli ultimi anni ho anche avuto il piacere di ricevere richieste di interviste da parte di studenti universitari che scrivevano sui temi dei nuovi media e dell’antropologia delle pratiche digitali. Condivido questo mio contributo nella speranza di coinvolgere anche altra gente intorno a me (e alle pochissime altre persone che conosco che si dedicano a scrivere su Wikipedia).

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“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.” – Umberto Eco

 

[1] Grazie Mich per l’illuminazione.

 

Ultimo aggiornamento: 24 marzo 2020.

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